Per il Governo le scuole dell'infanzia sono un bene pubblico da... spennare

L'accusa della Fism: tagli ingiustificati sia dallo Stato che dalla Regione
pubblicato il 05/01/2018

A nulla sono valse le sollecita­zioni e il richiamo che ab­biamo rivolto nei giorni scorsi, in particolare al Governo, affinché non fossero "tagliati" 50 milioni alle scuole dell'infanzia paritarie italiane nella Legge di Bilancio 2018! Avevamo segnalato la im­prescindibile necessità che il fi­nanziamento, già previsto nella finanziaria 2017, fosse ripropo­sto anche in quella 2018 per mo­tivi di equità sociale (il confronto con i bambini che sono accolti gratuitamente nelle scuole ma­terne statali) e per evitare nuovi aumenti di rette assicurando una dignitosa sopravvivenza alle scuole paritarie, prezioso patri­monio delle nostre comunità.

La Fism e le 8lmila famiglie del Veneto che — insieme alle ol­tre 500mila famiglie italiane —portano i loro bambini alle scuo­le dell'infanzia paritarie, devono prendere atto con dispiacere e preoccupazione che la volontà politica, nonostante le belle pa­role, va in altra direzione, punen­do un settore che contribuisce si­gnificativamente al sistema pub­blico dell'istruzione, accogliendo il 40% dei bambini scolarizzati dai 3 ai 6 anni (in Veneto la per­centuale sale al 65%, cioè 2 bam­bini su 3) e facendo risparmiare allo Stato qualche miliardo di euro l'anno!

È un segnale davvero preoccu­pante quello che è venuto dalla politica in questa occasione per­ché maturato in un penoso "ri­catto" di priorità di spesa pubbli­ca! Numerosi parlamentari ave­vano accolto questa giusta istan­za e avevano presentato emenda­menti purtroppo bocciati. Con­dividiamo la dura e puntuale pre­sa di posizione della on. Simo­netta Rubinato, che si è vista re­spingere il suo: "È un grave erro­re del Governo e della maggio­ranza che in questa legge di Bi­lancio siano state del tutto igno­rate le esigenze delle scuole del­l'infanzia paritarie. Credo non ci sia coerenza nel sostenere, da un lato, con la riforma della Buona Scuola, la finalità dell'amplia­mento dell'offerta formativa nel segmento 0-6 anni, per incre­mentare i servizi alle famiglie o ridurne il costo a loro carico, se poi rispetto alla legge di Bilancio 2017 i fondi per le scuole mater­ne paritarie sono ridotti nel dise­gno di legge di governo nel 2018 di oltre 50 milioni di euro".

In questo sconfortante quadro nazionale si inserisce la previsio­ne di un'ulteriore riduzione dei contributi che la Giunta regiona­le del Veneto ha previsto nel pdl di bilancio 2018, in discussione in Consiglio regionale, per le scuole dell'infanzia paritarie e per i nidi. Da 42 milioni stanziati nel 2015, si è passati a 36 milioni nel 2016, a 33,5 nel 2017 e a 31 previsti per il 2018!

Chiediamo con forza una mag­giore attenzione che si dovrebbe tradurre nello stanziamento di almeno 36 milioni per salvaguar­dare l'originale e virtuoso "mo­dello veneto" dei servizi socio-educativi 0-6 anni (scuole del­l'infanzia e nidi), diffuso capillar­mente sul territorio regionale, gestiti in prevalenza da parroc­chie, associazioni, enti morali, ecc. In estrema sintesi il taglio dei 50 milioni dei contributi sta­tali e quello che si profila di ulte­riori 2,5 milioni (2018 rispetto al 2017) dei contributi della Regio­ne, ricadranno sui bilanci delle scuole dell'infanzia paritarie per circa 15 euro al mese per bambi­no!

La Fism del Veneto, a fronte di questa pesante situazione, ha de­ciso di mobilitare tutte le scuole informando le famiglie sui tagli certi e previsti, le cui conseguen­ze potranno ricadere, purtroppo e ancora una volta, su di loro con obbligati adeguamenti delle ret­te. In particolare alle prossime iscrizioni dell'anno scolastico 2018-2019 (dal 16 gennaio al 6 febbraio 2018) consegneremo una apposita informativa, propo­nendo ai gestori, ai comitati di gestione, alle famiglie e alle co­munità locali, iniziative pubbli­che di dissenso e di protesta per una politica miope lesiva del principio di equità sociale affin­ché cessi questa intollerabile an­nosa situazione.