Naturalmente ludicamente

Tania Pasquali, coordinatrice Scuola Infanzia D. G. Cordioli, Rosegaferro - Villafranca • 21 luglio 2026

Giocare all'aperto: riflessioni di una coordinatrice

In questa fine di anno scolastico traggo delle conclusioni riordinando le osservazioni fatte al gioco dei bambini all’aperto.

Nel nostro giardino della scuola dell’infanzia non sono più presenti giochi strutturati come scivoli, altalene e dondolini. Per scelta.

A disposizione dei bambini c’è questa vasta area ombreggiata su tappeto di finta erba, delle grosse gomme, delle maxi-costruzioni che sono state proposte come casette (ma spesso de-costruite per inventarsi giochi nuovi), dei grossi tubi e un paio di casette di plastica. Sono tutti oggetti mobili che i bambini possono spostare all’interno di questa area e lo fanno spesso per crearsi angoli ad hoc seguendo la propria immaginazione e il gioco del far finta. Alle volte è interessante osservare che allestire lo spazio è di per sé un’occasione così generativa e gratificante che non culmina neanche nel “gioco”.

Ci sono delle bici senza pedali e i palloni.

Poi ci sono due tavoli e le panchine necessarie per stare tutti seduti, ad esempio durante la merenda, o a piccoli gruppi per disegnare.

Poi c’è una zona diversa e per certi versi a sé stante. Una striscia di terra che, tanti anni fa, era un orto. Se ne vedono ancora le tracce perché sono sopravvissute delle piante aromatiche come salvia e rosmarino.

In questo pezzo di terra c’è una ricchezza nascosta che va scoperta e che i bambini hanno saputo valorizzare agli occhi degli adulti, insegnanti e genitori. Ecco perché tutti, più o meno, si sono adoperati per procurare gli strumenti necessari da dare ai bambini in modo che possano indagare e giocare con la terra e con tutto ciò che nasconde: palette, secchielli, padelle e pentole, cucchiai, rastrelli, carriole, ecc…

Da lontano, questo gioco poteva apparire una semplice attività chiassosa ed eccitante, un modo per “sfogarsi” (quante volte, nella vita, abbiamo sentito dire: “Andiamo fuori che vi sfogate un po’”?). Quando il bambino arriva a casa dopo la scuola e alla domanda “Cosa avete fatto oggi a scuola?” risponde “Siamo usciti in giardino!” con quell’entusiasmo che si legge negli occhi sta dicendo una cosa importante. Non sta dicendo che è entusiasta perché uscire in giardino significa “non aver fatto nulla” ma, uscire in giardino, se vi sono le possibilità predisposte dal pensiero adulto, significa trovarsi in un contesto che tiene dentro tutti e tutti i modi di apprendere di ciascuno.

È un contesto inclusivo che è lì, oggi e domani, e aspetta la mia intuizione, è a mia disposizione per il senso che io voglio dargli, ogni giorno nella misura e nel modo che sento essere nelle mie corde. Noi insegnanti abbiamo scelto di non interferire con il gioco, con le iniziative dei bambini e con le loro traiettorie ludiche: li abbiamo lasciati scavare, ammucchiare, immaginare, progettare, rischiare. Sono stati spesso in atteggiamento pensoso e preveggente: se facciamo così, se spostiamo questo, se… Abbiamo solo limitato l’acqua se non attrezzati per sporcarsi con il fango e i bambini, di nascosto, aprendo il rubinetto se la sono presa l’acqua! Perché, in alcuni momenti, era necessaria!

C’è un libro, “Giardini giocosi” di Antonio Di Pietro (ed. Junior), molto interessante. Riporta delle ricerche a sostegno della bontà del gioco con la terra. “Studi sperimentali in animali hanno trovato che il mycobacterium vaccae aumenta la regolazione del sistema immunitario, attenua l’infiammazione, diminuisce l’ansia, la depressione e migliora la funzione cognitiva. Questo batterio aumenta la produzione nel cervello della serotonina, uno degli ormoni del benessere che aiuta a farci sentire positivi, produttivi e felici.” (pagina 34). Terra e fango sono, quindi, educativi, ma anche salutari!

E gli insetti? Gli insetti e gli animaletti del giardino (le lumache, le lucertole, i millepiedi) hanno destato molta curiosità. Insieme ai bambini stiamo cercando un approccio tollerante e rispettoso: non reagiamo alla vista del ragno affrettandoci a ucciderlo ma ci dichiariamo che è suo diritto esistere tanto quanto è un nostro diritto e la sua esistenza va rispettata tanto quanto la nostra esistenza.


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